IL GOVERNO DRAGHI APPESO A ROUSSEAU

Oggi doveva essere la grande giornata del voto su Rousseau, la piattaforma online privata del Movimento 5 Stelle, da cui dipende il governo Draghi e  il futuro della democrazia italiana.

Ma, colpo di scena, il M5S ha rinviato la consultazione degli iscritti sull’appoggio al Governo Draghi. L’annuncio è arrivato nel mattino di oggi con un post sul Blog delle Stelle firmato dal capo reggente del Movimento, Vito Crimi: “Il voto sul governo previsto dalle ore 13.00 di oggi è temporaneamente sospeso. I nuovi orari di inizio e termine votazione saranno successivamente comunicati”.
Lo scontro all’interno dei pentastellati costringe al rinvio del voto degli iscritti su Rousseau

“Aspettiamo a votare che Draghi abbia le idee chiare, un po’ di pazienza. Ho detto no alla Lega e lui mi ha risposto… non lo so, vediamo…”, racconta Beppe Grillo in un video. “Pensavo fosse un banchiere di Dio invece è un grillino”, dice Grillo.
Insomma il destino del Governo Draghi appeso alla decisione della base del Movimento, che potrebbe così far allungare i tempi per la formazione del nuovo esecutivo.
Oggi 119629 iscritti alla piattaforma creata da Casaleggio dovevano esprimersi sulla nascita del governo guidato da Mario Draghi, ma come sono andate le altre votazioni.
  • Il 25 e 26 luglio scorsi sul mandato zero per i consiglieri comunali: una nuova regola che avrebbe eliminato quella del tetto del doppio mandato per una parte dei politici pentastellati. In 25 mila hanno partecipato al voto e la maggior parte ha votato a favore.
  • Prima di allora gli iscritti si erano collegati sulla piattaforma per le Europarlamentarie per la selezione dei 76 candidati tra i 200 in lizza destinati ad andare a Bruxelles. Al primo turno del 31 marzo 2019 hanno votato in 37.256, al secondo turno del 4 aprile 2019 in 32.240.
  • Il massimo dei votanti si è registrato nella consultazione sul caso Diciotti, che coinvolgeva l’alleato di governo Matteo Salvini: era il 18 febbraio 2019. Hanno votato in 30.948, il 59,05% a favore del ministro dell’Interno e contro 21.469 (40,95%). Togliendo un bel grattacapo al ministro del Lavoro.
  • Il 18 maggio 2018, la base diede il via libera all’alleanza con la Lega con il 94% dei voti favorevoli sulla piattaforma. In tutto votarono 44.769 persone.
  • Il 30 maggio in ballo c’era la conferma di Luigi Di Maio come capo politico. Rousseau registrò un record di partecipazioni: 56.127, con l’80% di “sì” (44.849), e il 20% di “no” (11.278).
  • Nel gennaio 2018 fu il turno delle Parlamentarie per selezionare i candidati nei listini proporzionali. Vi presero parte in 39.991.
  • Il 23 settembre del 2017 la base incoronò Di Maio candidato premier. I votanti furono 37.442, in 30.936 si dissero favorevoli.
  • Nel gennaio 2015 si andò alle urne virtuali per le  Quirinarie. Furono 51.677 gli iscritti certificati che espressero la loro preferenza. La maggior parte , per il Colle, fece il nome del magistrato Ferdinando Imposimato con il 32%, secondo Romano Prodi con il 20%, terzo Nino Di Matteo con il 13%
  • Sempre per il Quirinale si votò anche nel 2013. In 28.518 parteciparono alla selezione. I primi tre favoriti furono Milena Gabanelli (5.796), Gino Strada (4.938) e Stefano Rodotà (4.667).
  • Nel gennaio 2014, il blog votò sì all’abrogazione del reato di immigrazione clandestina. In quasi 16 mila si schierarono per la sua abrogazione, 9mila per il mantenimento. Un caso unico di rivolta della base contro i leader del M5s.
  • Il voto prima si svolgeva sul blog di Beppe Grillo ma dopo la morte di Gianroberto Casaleggio (nell’aprile 2016) avviene sulla piattaforma Rousseau che non è di proprietà del Movimento, ma di una società privata senza scopo di lucro, l’Associazione Rousseau, fondata proprio da Gianroberto Casaleggio e ora controllata da suo figlio Davide.
È Casaleggio con ogni probabilità che conosce il numero di coloro che mano mano votano, c’è chi sospetta che sia anche noto l’esito che si va via via profilando. I meccanismi esatti del computo non sono mai stati resi del tutto pubblici, tanto che nella primavera del 2019 il Garante della Privacy multò Rousseau proprio perché ritenuto un sistema ‘manipolabile’ dall’interno e dall’esterno.
Cinquantamila euro di multa per non aver assicurato “adeguate garanzie di riservatezza agli iscritt” e per “l’accertata condivisione delle credenziali di autenticazione da parte di più incaricati dotati di elevati privilegi per la gestione della piattaforma”.
Elemento che pone un ulteriore interrogativo sul senso di quella democrazia diretta che i grillini hanno voluto, ma che adesso potrebbe avere conseguenze decisive nella storia del Paese.