QUANDO MELONI E SALVINI ERANO CONTRO LE TRIVELLE

“Siamo contenti che non prendiamo più gas dalla Russia, lo prendiamo dall’Algeria. Bellissimo, solo che noi il gas ce lo avremmo in Italia, dove lo potremmo tranquillamente estrarre qui davanti, nelle piattaforme del’Adriatico e non lo stiamo facendo e lo stanno già facendo altri, perchè noi avevamo quell’ambientalismo ideologico che dice sempre no a tutto”. Ha affermato Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, durante un comizio ad Ancona, pochi giorni fa.

E ancora: “In questi giorni si parla tanto di sostentamento energetico, eppure nessuno cita le diverse piattaforme italiane per l’estrazione del gas, quasi tutte inattive. FDI chiede al governo di emanare un decreto per far ripartire impianti di estrazione già presenti nel nostro territorio”. Anni di immobilismo e di approccio ideologico a temi fondamentali per il futuro della nazione – scriveva su Facebook – sono immortalati dall’abbandono dei pozzi di gas naturale italiano. Che cosa aspetta il governo?”.

“Bisogna chiedere con forza all’Europa la revisione degli obiettivi del Pnrr e non lo dico perché non ci interessa il tema ambientale. Noi siamo patrioti e il patriota custodisce la terra dei padri. Va bene il biogas, il geotermico, il solare e l’eolico. Ma sblocchiamo pure l’estrazione del gas nei nostri mari e la ricerca sul nucleare”. Affarmeva dal palco del primo maggio, alla conferenza programmatica di FdI a Milano.
“Se l’inverno sarà freddo rischiamo di spegnere luce e gas in case, scuole ospedali e fabbriche. In alcuni paesi europei l’energia è già razionata”. “Come intervenire? Prima di tutto aumentando al massimo l’estrazione di gas naturale – puntualizzava a gennaio Matteo Salvini – in tutta Italia dai siti attualmente possibili senza che ci siano no ideologici  e in prospettiva con il nucleare”. “Ho chiesto al presidente Draghi che entro gennaio ci sia un intervento sostanziale e sostanzioso per il mondo produttivo. La stessa attenzione che stiamo rivolgendo all’emergenza sanitaria dobbiamo rivolgerla anche all’energia” continuava il leader del carroccio. “Quelli che vogliono che si giri tutti in auto, bici e monopattino elettrico sappiano che in Cina per produrre le batterie usano carbone e nucleare. Quindi noi rischiamo di massacrare il sistema dell’auto in Italia per risparmiare una parte delle 0,19 delle emissioni di CO2 in Italia contribuendo a un mega-inquinamento in Cina che inquina il quadruplo”.
Invece nel 2016 in occasione del referendum abrogativo contro le trivellazioni Meloni e Salvini la pensavano in modo diverso.
“Domani andrò a votare al referendum sulle trivelle e voterò sì affermava Giorgia Meloni alla vigilia del referendum abrogativo sulle trivellazioni. Rivolgo un appello ai cittadini: non fate passare sottotraccia un referendum molto importante per la qualità del nostro ambiente e la difesa del nostro mare. Non andare a votare, come invita a fare Renzi, sarebbe un aiuto ad alcune grandi lobby che sono legate a questo Governo”.

“Altro che ‘transizione energetica’ immediata e ‘tutto elettrico’ con prodotti cinesi, se in Italia non ci affrettiamo a produrre, estrarre e comprare più gas, rischiamo di lasciare al buio e al freddo milioni di famiglie e di costringere alla chiusura migliaia di imprese”. Diceva in una nota, nel febbraio scorso, il leader della Lega Matteo Salvini.
“Se in Italia non ci affrettiamo a produrre, estrarre e comprare più gas, rischiamo di lasciare al buio e al freddo milioni di famiglie e costringere alla chiusura migliaia di imprese”.
Pochi giorni prima del voto, Salvini dichiarava: “Io domenica 17 vado a votare sì e spero che siano in tanti a farlo, perché il nostro petrolio è la nostra ricchezza, è il nostro paesaggio, l’agricoltura, il turismo, il mare, la pesca, e non qualche buco nell’acqua”. Per sostenere la sua posizione, il leader della Lega era comparso in pubblico anche con una felpa, con su scritto: “Stop trivelle, vota sì”.

Quando si dice la coerenza!